“A me l’umanità in ciabatte non piace” diceva uno che conoscevo.

A me, invece, non piace l’umanità controllata.

Non mi piacciono gli aeroporti, dove tutto è lindo e misurato.
Mi mette ansia vedere che è tutto sotto supervisione.
Non mi piace contare i centilitri di acqua che posso bere o i centimetri di valigia che possono entrare nella cappelliera.

Togli gli stivali. Se hai il pacemaker bussa alla porta a sinistra. Se hai un chiodo nella caviglia suona alla porta di destra.

Compra il profumo col 40% di sconto, ma solo se mostri la carta d’imbarco. Non aprire la busta con il superalcolico comprato in aeroporto, ma fatti servire diversi cocktail sull’aereo.
Paga il sovrapprezzo per il fast track per i controlli di sicurezza.
Paga il biglietto aereo con l’imbarco prioritario.

Poi aspetta, insieme alle persone con biglietti “economy”, che arrivi il bus che vi porterà sull’aereo, il bus che tutto livella, che cancella le differenze sociali…

In aereo troverai una tenda a separare i passeggeri che viaggiano in business dai passeggeri che viaggiano in economy.

Respirerete la stessa aria, ma qualcuno l’ha pagata di più.

La tenda serve per non farti venir fame mentre al “signor business ticket” servono una cena precotta e prepagata, senza odore e sapore.

Lo scopo di tutto non è offrire un servizio migliore: è distinguerci.

A me l'umanità in ciabatte non piace. Una ragazza di spalle in aeroporto guarda i cartelloni che indicano gli orari e i gate dei prossimi voli
Fotografia di Jan Vašek

Questo articolo ha 2 commenti

  1. riccardo melis

    Ben detto!!

    1. Figlia del mio tempo

      Quanto mi manca viaggiare!

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