La pandemia ha aumentato le distanze. Tutte.

Il distanziamento sociale, che generalmente indica la distanza interpersonale, sta diventando qualcosa di più strutturale.

L’Australia, che geograficamente è distante, è diventata distante anche nel tempo in quanto non si sa quando riaprirà i suoi confini.

E’ difficile accettare un lavoro in un posto lontano dai propri affetti, se non si sa quando potremo rivederli.

Se, prima della pandemia, la distanza, in termini di tempo di volo, tra le capitali europee era simile, oggi, che i voli sono ridotti, si preferisce non solo raggiungere il luogo meno distante, ma anche rimanere nel proprio Stato.

Quando vedo una persona che cammina sul mio stesso marciapiede, e preferisce farsi investire in strada pur di non passarmi vicino, capisco che la distanza è diventata paura dell’altro.

La pandemia ha messo in discussione tutte le nostre certezze consolidate. La prospettiva è cambiata: dobbiamo decidere come e dove vogliamo vivere, ma anche capire chi è la persona della quale non possiamo fare a meno a lungo.  

Una mamma con in braccio suo figlio è seduta per terra con le gambe penzoloni
Foto di Luca Vagnoni

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