Durante la mia adolescenza ho studiato le lingue morte. 

Di recente ho scoperto che si chiamano lingue estinte o lingue storiche.

L’abitudine di cambiare i nomi alle cose per abbellirle dimostra un’idea di rispetto più estetico che reale. 

L’esempio più diffuso in merito è la parola “negro”, parola usata in tante lingue per indicare semplicemente l’aggettivo “nero”.

La mancanza di rispetto reale verso le persone che hanno la pelle scura toglie il rispetto anche alla parola negro, ma il vocabolo in sé non ha nulla di cui vergognarsi.

Tuttavia la comunicazione, per essere efficace, deve essere di immediata comprensione.

Per evitare di dare spiegazioni sull’utilizzo di parole desuete o diventate offensive, si preferisce evitarne l’uso, provocando così la morte della parola stessa.

O la sua reviviscenza solo per offendere il destinatario.

Una ragazza con il vestito rosso e il corpo composto solamente dalle parole su uno sfondo di parole

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