Il numero di persone in Italia che ha, al massimo, la licenza media è pari al 50% dell’intera popolazione residente, quindi circa 30 milioni di Italiani.

In questo 50% sono inclusi anche coloro che hanno la licenza elementare e gli analfabeti.

Si stima inoltre che circa la metà della popolazione italiana è iscritta a facebook, un posto virtuale dove si evidenziano pubblicamente le lacune in questo campo. Con questi dati gli alfabettizati potrebbero smettere di strapparsi i capelli ogni volta che leggono un errore in un post.

Un problema che riguarda la metà della popolazione residente è un problema nazionale.

Per le persone in età avanzata, che hanno vissuto in un periodo storico in cui l’accesso all’istruzione era un privilegio, l’essere quasi analfabeti era una condizione normale.

Per le persone più giovani la colpa può essere ascrivibile, in parte, anche allo Stato. La responsabilità dei genitori, infatti, in quartieri poveri o dominati dalla malavita, ha un limite e lo Stato deve aiutarli ad adempiere all’obbligo di istruire i figli, in tutti i modi.

Quando, invece, la responsabilità è del singolo scolaro, senza che ci sia disagio sociale od economico, lo Stato deve controllare e imporre, insieme ai genitori, che adempia l’obbligo. 

In base all’articolo 3 della Costituzione “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Non basta assicurare la scuola pubblica e gratuita, occorre anche assicurarsi che venga, almeno, frequentata.

Una lavagna scolastica e una cattedra con girasoli, penne, matite e un libro

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