Quando una persona è in condizioni di inferiorità psicofisica, non è consentito, in nessun caso, approfittare del suo stato.

Non è importante se la causa di questa inferiorità sia naturale o generata dalla persona stessa.

Molto spesso, infatti, a difesa dell’aguzzino, si considera la volontarietà della vittima nel ridursi in quello stato.

La causa dell’inferiorità, invece, non ha alcun rilievo nei confronti di chi ne trae vantaggio.

Infatti, se la vittima ha deciso volontariamente di ubriacarsi, drograrsi, dare testate contro il muro, autogambizzarsi, è colpevole se danneggia altre persone o danneggia dei beni.

Se la vittima, in stato di inferiorità per sua volontà, autodanneggia se stessa, ha la colpa di non essere responsabile.

La vittima non ha, invece, alcuna colpa se chi è capace di intendere e di volere ha il sopravvento su di lei.

La vittima si espone al rischio, ma non lo genera.

Lungo il danubio le scarpe arruginite e sporche degli ebrei che sono stati uccisi nel fiume durante la seconda guerra mondiale
Foto di Moshe Harosh

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