Tutti ricordano la povera Elena come causa della guerra di Troia, e abbinano a questo nome tante sciagure avvenute “a causa di una donna”.

A causa di una donna è virgolettato, dal momento che quel “a causa di una donna” nasconde la violenza di un uomo (il rapimento di Elena), e non è affato certo che le piacesse Paride.

Pochi ricordano, invece, le tante Didone, grazie alle quali non solo non c’è stata una guerra, ma che hanno anche pagato con la propria vita, senza uccidere chi le ha rifiutate.

Nondimeno è necessario ricordare tutte le altre donne, quelle che non si sono uccise né che sono state oggetto di rapimenti bellici, ma combattono la guerra con la loro vita ogni giorno.

Sono tutte quelle donne sacrificate nei secoli scorsi e, purtroppo, anche oggi. La compressione delle libertà di un intero genere ha contribuito a mantenere la pace molto più a lungo.

E questo sia grazie alla loro quotidiana opera di governanti della famiglia, sia grazie al fatto che per uno Stato è molto più semplice governare l’ordine pubblico, la disoccupazione, e qualunque altra cosa riguardi un popolo, con la soppressione di metà delle richieste.

Negli ultimi decenni si è cercato di dare supporto alle donne, di farle emergere, ma in momenti di crisi economica bisogna tenere viva l’attenzione sul fatto che le donne stiano ancora, statistiche alla mano, pagando il prezzo più alto.

La statua di Elena di Troia con i capelli lunghi e una mano appoggiata alla guancia e lo sguardo triste
Foto di Marisa

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