Lo smart working è un modo di lavorare.

Non è neanche un nuovo modo di lavorare, considerando che esiste da decenni.

Lo smart working è semplicemente  un modo di lavorare che si è diffuso esponenzialmente durante il periodo di crisi pandemica.

Le imprese hanno aperto tavoli di trattativa con i sindacati e i risultati, sino ad ora, non sembrano positivi.

Lo smart working viene barattato con altri diritti acquisiti con la formula “ti concedo lo smart working, se cedi un diritto”.

Sembra, dunque, che si tratti di una concessione, e non della stessa prestazione lavorativa eseguita in modo diverso.

La posizione di alcune aziende è incomprensibile per due ordini di ragioni:

  • l’impresa risparmia denaro nel favorire il lavoro da casa;
  • il lavoratore risparmia energie ed è più contento, pertanto lavora meglio e di più.

Lo smart working è un’occasione d’oro per il lavoratore, l’impresa e per la società civile che ne trae benefici indiretti: non bruciamola per beceri interessi di parte. 

 

Una ragazza con le cuffie in testa lavora in smart working a casa su una poltrona

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