“La guerra è l’uccisione dei figli che non possono più vivere” dice mia nipote di otto anni, e io non so trovare una definizione migliore.

Altro non è la guerra se non la privazione della vita per chi muore e della vitalità per chi resta, e tutti, morti e vivi, sono figli.

Tutto il resto non solo è secondario, ma è anche inutile, e a volte contraddittorio.

La guerra è l’esplosione dei ponti, per ostacolare l’avanzata dei militari, e la costruzione di “ponti” umanitari, per favorire la migrazione dei civili.

La guerra è la violenza che si genera per reperire beni di prima necessità, e la distruzione degli edifici in cui erano conservati i beni di prima necessità.

La guerra è il bombardamento degli ospedali, e la corsa per reperire materiale medico sanitario.

La guerra è un omicidio indiscriminato ed è intrapresa con la scusa di… difendere le persone. 

La guerra è il fallimento di un negoziato diplomatico che si conclude con un altro negoziato diplomatico.

croci bianche disposte in ordine in un cimitero con un prato verde e i cipressi sullo sfondo
Foto di Pixabay

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